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06 ottobre 2011

La frutta del fruttivendolo è sempre fresca.

Un confronto tra le ore di volo:

Luglio 2010 vs 2011 = 30:52 contro 10:49
Agosto 2010 vs 2011 = 30:55 contro 17:11

...e lo chiamano un gran successo...

26 luglio 2011

High Flight

Oh! I have slipped the surly bonds of Earth
And danced the skies on laughter-silvered wings;
Sunward I’ve climbed, and joined the tumbling mirth
Of sun-split clouds, – and done a hundred things
You have not dreamed of – wheeled and soared and swung
High in the sunlit silence.  Hov’ring there,
I’ve chased the shouting wind along, and flung
My eager craft through footless halls of air ….
Up, up the long, delirious, burning blue
I’ve topped the windswept heights with easy grace
Where never lark, or even eagle flew -
And, while with silent, lifting mind I’ve trod
The high untrespassed sanctity of space,
Put out my hand, and touched the face of God.
John Gillespie Magee, Jr., RCAF

23 luglio 2011

il deserto dei tartari

Secondo giorno del secondo mio turno con orario di inizio alle 5 e qualcosa di mattina. Nessuna chiamata, nessun intervento, nemmeno ad illesi.  Facendo poi mezza giornata voliamo la metà rispetto agli scorsi anni, anzi, meno della metà perché le chiamate in generale sono diminuite.  Del resto sarebbe bastato andarsi a guardare le statistiche. Al parto di questo prolungamento di servizio hanno partecipato tutti, tutti ma proprio tutti, tutti tranne noi piloti, come spesso accade noi siamo delle appendici tecniche del mezzo. Eppure siamo proprio noi che abbiamo la ricetta per far risparmiare alla regione centinaia di migliaia di euro, basterebbe fare uno studio sulle missioni, sui tempi di volo, sulle località e si capirebbe immediatamente come risparmiare almeno 80 ore di volo all'anno. Ma si sa, un'appendice tecnica di un mezzo non è in grado di creare un foglio excel con le mix degli ultimi 5 anni e trarre le conclusioni logiche.
Si ma poi cosa c'entra l'orario prolungato con il risparmio delle ore di volo? ah si, giusto, dimenticavo, questa estate è stato abolito l'elisoccorso stagionale al Lido di Venezia perché il numero di missioni non giustificava la spesa, ecco, mi ricordavo che da qualche parte c'era un legame tra spesa e numero di interventi, un legame che dovrebbe giustificare o meno un certo servizio, un calcolo che ogni buon amministratore pubblico dovrebbe essere in grado di fare.


17 aprile 2011

Dialogo immaginario e semiserio con un tecnico di elisoccorso

 - Ciao allora?  – aveva chiesto il tecnico di elisoccorso, rivolgendosi al pilota, non appena era riuscito a tornare in base.
- Come va? Senti, - aveva risposto il pilota, - come andrebbe se tu mentre trombi con tua moglie continui a fare il nome di un’altra e le mostri anche il tatuaggio che ti sei fatto sulla spalla, sempre con il nome dell’altra? Eh? Come andrebbe? –

Il tecnico di elisoccorso non capiva.  Nel pomeriggio avevano fatto un soccorso, pareva essere andato benissimo come sempre, era agosto e faceva caldo. I sentieri ed i rifugi erano pieni di gente. La paziente, una donna abbastanza sovrappeso si era fratturata una caviglia  alla base di una delle più belle montagne delle dolomiti bellunesi . Il recupero aveva richiesto del tempo perché la paziente andava imbarellata sul posto, per questo il tecnico di elisoccorso ed il medico erano stati sbarcati sul sentiero a pochi metri dalla paziente. Mentre loro si prendevano cura della signora, il pilota con il tecnico si erano concessi il lusso di indugiare un attimo in hovering e poi di fare un giro ampio prima di andare ad atterrare poco sotto il rifugio.
Atterrati in piazzola e spento l’elicottero, erano scesi per godersi il sole e sistemare tutto per il successivo recupero. Finito di sistemare si erano seduti su di un sasso, era tiepido, piacevole, giocavano con un filo d’erba mentre i turisti intorno si avvicinavano curiosi. Dato che le cose andavano per le lunghe, iniziarono ad arrivare anche alcuni turisti che erano nella zona dove era avvenuto lo sbarco e dove il tecnico di elisoccorso si stava prendendo cura dell’infortunata.
– Bravi quelli dell’Aiut Alpin – li sentì dire il pilota.  Posò il fiore.
– Veramente bravi – aggiunse un altro escursionista fermandosi tra l’equipaggio seduto sui sassi e l’elicottero.  Il pilota, senza più il fiore tra le mani e senza più molta voglia di giocare aveva iniziato ad ascoltare con attenzione ed ogni tanto gettava un’occhiata al tecnico che, in maniera sconsolata, ondeggiando la testa come per ripetere un disilluso no, guardava un ciuffo d’erba,. Ai primi due escursionisti se ne aggiunsero altri e con questi andavano aumentando le lodi all’Aiut Alpin, al loro lavoro, al loro rischio, al loro modo di operare, alla loro struttura, alla loro organizzazione, al loro modo di trovare fondi e sponsorizzazioni,…”eh si” stava pontificando uno degli escursionisti con evidente competenza in campo economico, “perché la pubblicità è importante, avete visto che il soccorritore era tutto sponsorizzato Aiut Alpin?  Stemma, cappellino, anche in quel modo loro riescono ad assicurarsi una buona fetta di sovvenzioni.” Dopodiché lo stesso turista si era girato verso il pilota e gli aveva detto “bravi, corro subito a fare la tessera Aiut Alpin
Il pilota ed il tecnico avevano ascoltato ancora per qualche istante poi avevano mandato tutti via ed erano decollati con un certo anticipo, senza aspettare che il tecnico di elisoccorso , il loro tecnico di elisoccorso, quello pieno di cappellini e stemmini Aiut Alpin, comunicasse loro che era pronto per il recupero.
Quando li vide andar via si attaccò alla radio ed iniziò a chiamarli.  Il rumore dell’elicottero di Dolomiti Emergency era ormai lontano e si distingueva solo un puntino sullo sfondo dell’Antelao quando il pilota pigiò il bottone sul ciclico e rispose “Fatti venire a prendere dall’Aiut Alpin”.
Arrivato in base, prese uno straccio e dell’alcool e staccò quell’enorme adesivo Dolomiti Emergency dalla fiancata dell’elicottero recuperando all’istante circa 5 grammi di carico utile.


- morale: Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo. (Henry Ford) 


09 dicembre 2009

Lettera di un minatore

Ho trovato in rete questa interessante lettera scritta ad uno dei suoi capi da un minatore della Aldwarke Main Colliery.  Per informazione,  la miniera di carbone nella quale lavorava John Smith che ha scritto questa lettera, venne chiusa nel 1961.

Stimatissimo Ingegnere, abbia per favore la pazienza di leggere questo mio sfogo serale, nulla di grave, non voglio allarmarla, ho solo voglia di sfogarmi e chiedere se quanto le racconterò è normale o se questo è veramente un mondo parallelo rispetto a quello che potrebbe essere normale senza alcuno sforzo. Fatta la premessa, i punti che vorrei lei conoscesse sono due. Il primo punto ha a che vedere con i turni. Nessuna lamentela, per carità, sono tornato a scavare nel filone che conosco da anni e sono contento. Ho scoperto però, non avendo ricevuto i turni futuri, che quando si viene lasciati a casa ovvero quando si è fuori turno, non arriva alcuna comunicazione. 
A questo punto viene il dubbio. Sarà colpa della Royal Mail o sarò fuori turno? Inevitabilmente, essendo persone serie, si fanno due passi fino agli uffici di Kilnhurst e si scopre che il postino non ha sbagliato e che in effetti si è "liberi / a disposizione" per circa un mese. E' normale secondo lei? E' un sistema di comunicare le turnazioni rispettoso dei dipendenti, dei loro impegni e delle loro famiglie? forse si, forse sono solo io che mi fisso su questi dettagli, basterebbe in fondo una telefonata come quelle che faceva il buon vecchio signor Direttore per evitare di agitarsi, correre in direzione per conoscere il proprio destino e poterlo comunicare a moglie e figli. Oppure bisognerebbe adeguarsi, non farsi domande, non chiedersi perchè i turni non arrivano e continuare a fare le proprie cose, anzi, in questo modo potrebbero "non arrivare" anche turni che uno non vuole, no? Ma non è giusto che la scorrettezza generi scorrettezza, lo dice anche il Pastore, reverendo Blacksmith nel sermone domenicale e quindi non credo adotterò questo sistema da furbi che però, Dio mi perdoni, alcuni furbi meriterebbero, .
Il secondo punto riguarda il matrimonio. Può un minatore sposarsi? Interrogato in merito, il nuovo direttore, Mr Hen ha risposto che chi ha esigenze del genere deve cambiare mestiere. Ne prendo atto. Il fatto è che avevo chiesto ferie per giugno. Non mi è stato detto no ed ovviamente nemmeno si. Nulla, mi sono semplicemente arrivati i turni dai quali scoprivo di essere in servizio per il periodo richiesto. La moglie è stata paziente, ha annullato le sue ferie e le colleghe, giù al pub, sono state pazienti per aver dovuto aggiustare le loro. Le ho chieste nuovamente per ottobre. Mia moglie ha aspettato fino a quando ha potuto dopodiché ha richiesto le ferie non avendo ricevuto, la mia di domanda di ferie ALCUNA RISPOSTA NEGATIVA. Ed invece, ad una settimana dalla presunta partenza per Blackpool arrivavano i turni e scoprivo di essere in turno. La cosa fantastica è che il mio compagno giù in galleria, Mr. Fraser, che non aveva chiesto ferie, scopriva essere fuori turno per un mese. Mi recavo da Mr.Hen e chiedevo se per caso avessero confuso i nomi. Rispondeva negativamente. Mia moglie, una santa, pur prendendola malissimo e non potendo più rinunciare alle ferie, decideva di non mandarmi dove avrei meritato e faceva le sue ferie a casa mentre io lavoravo. Ora la cosa che se non stesse accadendo sarebbe incredibile è che, non avendo ricevuto a tutto oggi i turni, interpellato l'ufficio minatori scopro di essere fuori turno....per quasi un mese....a poco dal periodo che avevo richiesto e che mi venne negato. In compenso Mr. Fraser, lavora, levando così il dubbio che quello scambio di persona di poche settimane fa avesse una logica dovuta al raggiungimento delle 2000 ore di presenza in galleria. Nessuna logica....nessuna..... Visto che mi sono permesso questo sfogo serale che lei gentilmente ha voluto leggere fino alla fine, potrebbe, cortesemente, fare una telefonata a mia moglie e spiegarle una qualche logica che attualmente mi sfugge? In caso contrario io farò finta di essere in turno, non ho coraggio di rivelarle che starò a casa per un mese, ad un mese dalla domanda ferie ignorata....è una santa ma non fino a questo punto per cui non mi resterà che fingere e scendere ugualmente in miniera. La ringrazio per l'attenzione e le auguro una buona notte nella speranza che si possa presto tornare ad una parvenza di normalità. Dio salvi la Regina, e la miniera.
John Smith

30 settembre 2009

Il racconto di Michela

Questo racconto di Michela è stato pubblicato sulla rivista del CNSAS. Rivista che ha ritenuto di dover tributare solo questo ricordo ad un SUO equipaggio. Io avrei fatto una scelta diversa vista la gravità dell'evento e lo spessore professionale dell'equipaggio perso. 
Meno male che almeno il bellissimo scritto di Michela ha trovato posto.
Grazie Michela.




“Ma se lassù non ci sono montagne, lui torna quaggiù”. Lo dice sorridendo un amico di Cassamatta dopo il funerale, quando le migliaia di persone venute a tributare l'ultimo saluto all'equipaggio di Falco se ne sono andate portando con sé un po' di dolore, e rimangono quanti  li hanno conosciuti, costretti a seguire uno dei quattro feretri diretti in luoghi diversi, mentre vorrebbero poterli accompagnare tutti e quattro fino alla fine. Scrivere qualcosa di loro dovrebbe essere facile per uno che lo fa di professione, invece sto facendo molta fatica, ma so anche che ognuno di noi sarebbe felice di poter dedicare loro un pensiero. Io lo farò a modo mio, come sono capace e perchè voglio ricordarli come erano: uomini pieni di vita, pronti a mettersi a disposizione degli altri in ogni momento. Senza elencare imprese, pareti, scalate, ore di volo, soccorsi effettuati, sicuramente dimenticherei qualcosa e non trasparirebbe il mio affetto. 
Sabato pomeriggio l'incidente. Venerdì mattina all'ospedale di Belluno per un'urgenza, aspettavo da decine di minuti di essere visitata, quando ho sentito l'inconfondibile rumore dell'elicottero. Ho pensato “Aspetta che vado a vedere chi c'è di turno”. Medico e tecnico di elisoccorso si erano già allontanati, c'erano Dario e Marco. Mi avvicino zoppicante, un abbraccio veloce a entrambi come sempre, Dario si preoccupa di sapere come sto, Marco inizia a prendermi in giro. Come sempre. Da cinque anni vivo a stretto contatto con il Soccorso alpino e con il Suem. Un contatto quotidiano che mi ha portata a conoscere l'intero 
reggimento, i bellunesi, il resto del Veneto, gli speleo. Un rapporto  costante per stilare l'infinito elenco di interventi, trasformato in qualcosa che rasenta il famigliare, inteso come 'di famiglia'. Fabrizio lo conobbi ancora prima di diventare addetto stampa del Sasv. A una 
dimostrazione alla casa di riposo, cui prendevano parte le scolaresche e di cui dovevo scrivere sul giornale. Da quel giorno in poi, ogni volta che ci vedevamo, mi chiedeva come mai non mi ero ancora levata un piccolo angioma rosso sul naso e io gli rispondevo sempre “Ma secondo te, vado in giro con una cicatrice in mezzo all'occhio, vuoi che mi preoccupi di un angioma?”. 
Ultimamente Dario e Marco li vedevo sempre in coppia, come a una grigliata a casa del comandante Fantato a inizio estate, dove Marco si lasciava prendere in giro da suo figlio. Se penso a Marco, sorrido. Non posso che associarlo all'ironia intelligente, alla battuta pronta. 
Il primo incontro con Cassamatta risale a una delle prime esercitazioni con l'elicottero. Mi stavo approcciando a ganci baricentrici e verricelli e quel giorno tra gli elitecnici ce n'era uno particolarmente capellone. Con lui, e con altri 4 pazzi scatenati, ho vissuto una delle più elettrizzanti esperienze della mia vita, un giretto in forra che per loro era una passeggiata, per me un'avventura pazzesca. Nei giorni della valanga sulla Pala Alta, quando si cercavano due ragazzi investiti, ha diretto le operazioni rese rischiose dal possibile distacco di altra neve. A marzo, con lui, Max, Capo Stazione di Belluno, e Mauro, tecnico eli anche lui di Belluno, 
sono salita anche io fino alla valanga, per vedere con i miei occhi cosa è in grado di fare la natura. 
Sabato pomeriggio l'incidente. 
Sabato mattina sono a casa, praticamente immobilizzata. Mi arrivano i messaggi di alcuni interventi abbastanza semplici. Attendo che le squadre e Falco concludano le manovre per chiamare il tecnico di centrale e farmi raccontare cosa è successo. Alle 14.29 il messaggio: 
FRANA A RIO GERE. Aspetto ancora un po' e faccio il numero breve. Claudio, tecnico di centrale quel giorno, mi fa il riassunto di tre soccorsi e mi dice che Falco è in ricognizione sopra la frana per verificare non ci siano coinvolti. In quel momento Dario parla alla radio e Claudio mi fa ascoltare la descrizione di cosa stava facendo in quel momento l'elicottero. Tutto nella norma. Metto giù, per lasciarli lavorare in pace. E' un giornale, dopo, a chiamare me. “Michela, avete l'elicottero fuori?”. “Sì è in perlustrazione a Rio Gere su una frana”. “Ma è caduto?”. “Cosa stai dicendo?”. Sono fuori di me, metto giù e chiamo Rufus. Sta piangendo. E' in macchina con il primario del Suem, stanno andando a Cortina. Cinque minuti di silenzio radio sono bastati a far intuire il peggio. “Come stanno?”. “Sono morti tutti”. E' il buio.
Si cerca di razionalizzare, si cerca di fermare l'ondata di terrore che sale, si cerca di evitare di dare un nome ai componenti dell'equipaggio dei quali ancora non si conosce l'identità. Poi 
subentra il bisogno di sapere e quando, uno a uno, i nomi vengono fatti, il dolore esplode. In un attimo come un messaggio telepatico ogni Stazione sa, ogni soccorritore scuote la testa, ogni amico sussurra “Non è possibile”. Ci vuole un istante perchè la Delegazione assuma il volto della famiglia e si chiuda a barriera a sorreggere i suoi uomini e i loro congiunti. 
In cinquemila hanno voluto partecipare alla cerimonia funebre martedì. La chiesa era gremita, fuori la gente riempiva la piazza e le strade d'ingresso. All'interno del Duomo, centinaia di soccorritori provenienti da tutto il Veneto, dal Friuli, dal Trentino Alto Adige, dalla Lombardia, il personale del Suem, rappresentanti di enti e associazioni. E tante persone comuni, arrivate 
in città dall'intero territorio provinciale, come da più parti dell'Italia, dall'Umbria, da Frosinone, per stringerli in un lungo abbraccio silenzioso. Persone che mi sento di ringraziare a nome della Delegazione.

Sabato 22 agosto 2009
Durante il volo di ricognizione sopra una frana in località Rio Gere, a Cortina d'Ampezzo, per 
verificare non vi fossero persone coinvolte, è precipitato l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore. Nell'impatto hanno perso la vita Dario De Felip, pilota Inaer, Fabrizio Spaziani, medico del Suem, direttore della scuola sanitaria regionale del Cnsas, Stazione di Pieve di 
Cadore, Marco Zago, tecnico aeronautico Inaer  e tecnico del Soccorso alpino della Stazione di Belluno, Stefano Da Forno 'Cassamatta', tecnico di elisoccorso, direttore della scuola regionale tecnici del Cnsas, Stazione di Feltre.