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25 novembre 2012

Guardami negli occhi

Guardami negli occhi, intuisci, osserva, muoviti come si muove la mia pupilla, percepisci il pericolo, sentilo, aspettatelo, non spezzare mai il filo che ci unisce, sei una mia estensione, siamo una sola cosa che si allunga, si muove, che crea una bolla impenetrabile al pericolo. Tu sei il mio tecnico, io sono il tuo pilota, noi siamo una sola cosa, un equipaggio, un'entita indivisibile anche quando ti trovi cinque metri di fronte a me e tra noi c'è un rotore che gira. Tu sei come un Border Collie con il gregge mosso dall'occhio del padrone, ed il paragone non ti offenda ma ti nobiliti per l'importanza che hai, per l'intuito che dimostri, per l'affiatamento che sai avere.
Non spezzare quel filo. Fa che le nostre percezioni, quando io sono a bordo con l'elicottero in moto e te a terra, siano le stesse, fa che basti uno sguardo fugace a farci capire che siamo sulla stessa lunghezza d'onda, che ci siamo capiti, fa che ci si possa sentire sicuri, fa che lo spazio intorno all'elicottero, il nostro spazio, sia impenetrabile almeno fino a quando non avremo spento.
Non spezzare quel filo che ci unisce, che non ti debba cercare disperato con lo sguardo, che non debba lasciare i comandi per gesticolare richiamando la tua attenzione, che non debba fare cose diverse da quelle che devo fare, che le nostre reciproche azioni e la nostra intesa siano la nostra sicurezza. Siamo un equipaggio, una sola persona, esistono pochi lavori dove sia richiesta questa intesa. Godiamo di questo privilegio.

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